Storia del Comune

Cenni Storici 
Cavarzere, lembo di terra polesana e veneziana insieme, era anticamente compresa nelle paludi Adriane, poi chiamate lagune di Venezia. Il lento ritirarsi delle acque, nel corso dei secoli, ne fece un isolotto e poi un paese in terraferma. Il suolo conobbe in tempi remotissimi l’opera di coloni romani e antecedentemente quella degli Etruschi Adriesi. Fin dall’epoca etrusca e più tardi sotto la dominazione romana c’erano intorno a Cavarzere, e più in basso, verso il mare Adriatico, campi coltivati, borgate e boschi estesissimi, dei quali molti rimanevano al tempo delle invasioni barbariche e dei Veneziani. Il luogo dove ora sorge Cavarzere fu certamente un avamposto fortificato degli Etruschi di Adria. Il nome di Capo d’Argine sarebbe stato attribuito a Cavarzere quando le guerra galliche devastarono l’Italia Padana, disalveando nuovamente i fiumi, inondando i paesi e nel tempo delle calate dei barbari, che sconfissero i Romani, sconvolgendo ogni loro ordinamento materiale e morale. “L’Aggere” di cui Cavarzere fu detta “Caput” sarebbe stato l’argine della “fissione Philistine” e non dell’Adige. Mutate le condizioni del paese e mutato governo, il luogo divenne in seguito “Caput Aggeris”, o “Caputargilis”, “Caput Argelle”, “Capo d’Argine”, “Cao d’Arzere” (in dialetto) e quindi Cavarzere. Appare accertato che dalle guerra di sterminio e rovina che si svolsero in questo luogo si ripetè l’origine delle valli e dei canneti, che un tempo non lontano si estendevano tutt’intorno a Cavarzere (fino a Chioggia e dall’Adige al Bacchiglione). A determinare lo stato di arretratezza del cavarzerano concorsero nel tempo pestilenze e carestie, sommatisi alla malaria alle ricorrenti alluvioni imputabili alla vicinanza del Po e alla presenza dell’Adige. Questi mutò più volte il corso sino ad assumere l’attuale con la rotta della Cucca, nel Veronese, avvenuta nel 589. In quell’anno si verificò nei territori del Veneto e della Liguria, come in altre regioni d’Italia, un diluvio paragonabile a quello dei tempi di noè, che ausò la deviazione del Po, da Legnago verso sud e dell’Adige, dalle mura di Este; con il nuovo corso, l’Adige finì per dividere in due Cavarzere.

Il castello raffigurato nello stemma del paese non è del tutto fedele alla tradizione araldica; si tratta infatti non tanto di un simbolo, quanto di una rappresentazione naturale del castello originario, “gran fortezza e bella, fornita di armi e vettovaglie” che purtroppo fu abbattuto per la costruzione del duomo (XVI sec.) e degli immancabili argini sull’Adige.
La rappresentazione del castello nello stemma rientra pienamente nei diritti della città di Cavarzere, fortificata come si è detto fin dalle sue più remote origini e rifugio, soprattutto durante l’invasione degli Unni, nel 452, dei padovani e degli abitanti di Este.
In questo periodo si resse con una Magistratura più simile all’ordinamento longobardo che alla tradizione del diritto romano, finchè nell’anno Mille cominciò ad avere un tribuno minore ed un consiglio tribunizio; in seguito, assorbiti in qualità di cittadini della Repubblica di Venezia, gli abitanti ebbero diritto di partecipare al Governo con un loro Gastaldo e di prendere parte all’elezione del doge, fino alla serrata del Maggior Consiglio (XIII sec.) cioè finchè durarono a Venezia le forme democratiche del governo.

Dagli inizi del XIII secolo, Cavarzere fu retta da un podestà mandato da Venezia e scelto fra i patrizi veneziani (ciò però non prima che la carica fosse istituita in Chioggia, nel 1211). Il paese è citato nei trattati fra Venezia ed i re longobardi o i successivi imperatori:”Caput Aggeris” figura ad esempio nel diploma dei Lotario (840); inoltre tutti gli atti della Serenissima s’iniziarono per secoli con l’attestazione che il suo territorio andava “da Grado a Cavarzere”. Fino ai giorni nostri la storia di Cavarzere è data dal succedersi di dolorosi coinvolgimenti in eventi bellici e di disastrose calamità naturali. Cavarzere fu devastata durante la guerra fra il re longobardo Liutprando e l’Esarcato di Ravenna nel 740; saccheggiata da Pipino, figlio di Carlo Magno, nella guerra franco-veneziana nell’809; data alle fiamme nel corso di periodiche incursioni compiute nel Veneto dagli Ungheri tra il IX ed il X secolo. Nel 983 l’imperatore Ottone II indusse i cavarzerani a ribellarsi a Venezia per contrasti sul diritto di “vagantivo”, ma il suo successore Ottone III restituì il paese a Venezia. Il suo territorio fu violato ancora da Pietro I, vescovo di Adria, che vantava diritti su Loreo nel 1010 ed il paese fu poi assalito e depredato da adriesi, romagnoli e ferraresi nel 1040, contro i quali però i cavarzerani si vendicarono mettendo a sacco l’adriense.

Nel 1150 il Po ruppe nuovamente l’argine a Ficarolo, inondando il cavarzerano. Nella seconda metà del XII secolo, per fame o forse perché corrotto con l’oro, Cavarzere si arrese all’imperatore Federico Barbarossa. Cavarzere fu ancora allagata dal Po nel 1192, in seguito al cedimento dell’argine alla “Stellata”. Toccata dalla guerra fra Venezia, Padova e Treviso, nel 1236 Cavarzere subì l’assalto di Ezzelino da Romano in lotta con Venezia. Nel 1232, la storia di una giovinetta cavarzerana di nome samaritana, paralitica di entrambe e gambe e guarita grazie all’intercessione del Santo, contribuì al processo di canonizzazione del padre taumaturgo Antonio da Padova.

Un terribile terremoto, nel 1276, fece soffrire carestia e pestilenza alla popolazione cavarzerana. Nel 1372 podestà di Cavarzere e Chioggia attaccarono i Padovani alla Bastia di Borgoforte, ma furono sconfitti. La guerra termina con la vittoria dei Veneti e i Carraresi sono costretti ad inviare a Venezia quale ambasciatore di pace il poeta Francesco Petrarca. Nella guerra contro Genova (1378) Cavarzere finisce in potere dei Carraresi di Padova r vi rimane fino al 1381, anno della pace tra Venezia e i Padovani. Dopo un altro terremoto non meno terribile dei precedenti (1410), nel 1438 l’Adige tagliato dai nemici di Venezia a Castagnaro e Malopera per operazioni belliche allaga per l’ennesima volta Cavarzere, con gravi danni. Trent’anni dopo, una terribile pestilenza fa strage per due anni della popolazione, seguita da una grande carestia. Durante un altro conflitto con i Ferraresi, nel 1482 gli argini del Po e dell’Adige vengono tagliati dai contendenti e le acque sommergono Cavarzere. Il territorio cavarzerano è inondato anche nel 1493 e nel 1499 per le rotte dell’Adige a Badia e a Barbuglio e ancora nel 1502 per la rotta di Badia.
Finito il Polesine di Adria definitivamente in potere della Serenissima, nel 1509 il paese di Cavarzere comincia ad estendersi sulla sinistra dell’Adige. Numerosi eventi bellici decimarono la popolazione cavarzerana e i dintorni del paese sono ridotti a pestifere paludi. I podestà si rifiutano di abitare nella loro sede e la reggono da Venezia per mezzo di un vicario. Comincia la rapida decadenza del castello. Delle antiche fortificazioni e del castello di Cavarzere non sono rimasti che dei ruderi della torre delle Bebbe, ai confini con il territorio di Chioggia.

Tre secoli di pace segnarono la rinascita di Cavarzere, che può estendersi rapidamente sulla sinistra dell’Adige. Durante questo periodo nel 1602, Giulio Tescario, cittadino di Venezia, dona alla Chiesa di S.Giuseppe di Cavarzere una reliquia di sangue del 1171, proveniente dalla chiesa miracolata di S.Maria in Vado. Nell’agosto del 1706 vi transitò l’esercito di Eugenio di Savoia, che scendeva da Trento per l’Adige accorrendo in aiuto di Torino assediata dai francesi e la popolazione fu costretta, anche con requisizioni di farina, animali, e a volte con violenza, a contribuire alle spese militari. La fiacchezza di Venezia favorì pure l’occupazione e il saccheggio da parte di mercenari spagnoli nel 1728. Caduta la Serenissima (1797), con il trattato di Campoformio, il paese è declassato da comune e viene diviso in due: la parte destra divenne frazione di Adria, soggetta alla Repubblica Italiana (alle dipendenze della Francia) e quella sinistra passò sotto il dominio dell’Austria.

Il paese diventa comune italiano, con marcata tinta francese, durante il Regno Italico (1801-1815), periodo in cui si ebbero atti di aperta rivolta politica e di brigantaggio, dovute alle misere condizioni di vita nelle campagne. Viene incendiato il Municipio e il suo prezioso archivio va irrimediabilmente distrutto. Dopo il congresso di Vienna del 1815, Cavarzere è reintegrata nei suoi confini e annessa al Regno Lombardo-Veneto. Passa dal distretto di Adria a quello di Chioggia.
Nel 1844 entrano in funzione nel cavarzerano le prime macchine a vapore per la bonifica delle valli. Con la nascita della proprietà, comincia a scomparire il diritto di “vagantivo” dei poveri, nonostante le ribellioni di piazza. Il 30 maggio 1848 il generale Pepe con i suoi uomini attraversa l’Adige a Cavarzere, su un ponte di barche,per portare soccorsi a Venezia, dove Daniele Manin aveva proclamato la Repubblica. Con la terza guerra d’indipendenza, nel 1866, il territorio di Cavarzere viene unito all’Italia con il Veneto. Il 1878 segna la nascita a Rottanova di Cavarzere di Tullio Serafin, allievo del maestro Ettore Galeazzi capobanda del paese, destinato a diventare uno tra i più famosi direttori d’orchestra del mondo.
Il freddo del 1878-1879 impedisce il lavori nei campi per quasi tutto l’inverno. La miseria viene ulteriormente ad aggravare la situazione sociale, che a cominciare dal 1880 favorisce l’emigrazione dei contadini. Dopo l’Unità d’Italia, il paese fu al centro di tensioni dovute alla sua arretratezza economica.

Nel 1882 l’Adige inonda nuovamente il territorio, in seguito ad una rotta nei pressi di Legnago. Il 23 dicembre dell’anno 1887 un altro incendio distrugge la sede municipale di Cavarzere. A difesa del paese, tra il 1889 e il 1893 viene eretto lo “schermo arginale” nel centro cittadino, continuamente minacciato dalle acque irruenti dell’Adige. Agli inizi del secolo si manifestano i primi fermenti sociali e scoppiano scioperi di risonanza nazionale alimentati da una miseria che da secoli alligna tra la popolazione, condannata a vivere in catapecchie malsane e tormentata dalla malaria. Attanagliate dalle malattie, dalla povertà e dalla disperazione, centinaia di persone, abbandonando anche la famiglia, trovano la via dell’emigrazione in America: un triste fenomeno che si protrarrà fino al 1914. Nel 1907 il cavaliere del lavoro Ilario Montesi, poi “re dello zucchero”, diviene direttore della distilleria di Cavarzere, industria promossa dal Conte Francesco Salvadego Molin (seconda per importanza in Europa durante l’ultimo conflitto mondiale); nello stesso anno, egli si rende promotore anche della “Banca Cooperativa del Sindacato Agricolo”, poi “Banca Agricola Popolare di Cavarzere”, unico istituto di credito di origine cavarzerana. Nel 1909 viene fondata la “Società sportiva Juventus”, che nel 1921 porta alla ribalta nazionale l’organizzazione ciclistica locale con una competizione vinta  dal famoso Costante Girardengo, seguito a ruota da Gaetano Belloni.
Nel 1915 Domenico Carrari dona a Cavarzere il secondo organo per importanza del Veneto, dopo quello della Basilica del Santo di Padova; distrutto poi dalla guerra, verrà sostituito dall’attuale grande organo, sempre fra i più grandi del Veneto, donato alla Chiesa di San Mauro, nel 1972, dal commerciante cavarzerano Giacomo Concon, detto “el campanaro”
La rotta di Caporetto, nel novembre del 1917, rigetta Cavarzere in un nuovo, angoscioso sconvolgimento. Circondata da ospedaletti da campo, invasa dalle truppe in fuga, dal fragore dei carri e delle fucilate, la cittadina assiste a diserzioni, ladroneggi e allagamenti. La lotta per il riscatto d’Italia richiede al paese il sacrificio di circa 400 dei suoi cittadini. Nel 1921 la lotta antifascista ebbe tra le sue prime vittime l’assessore socialista Giuseppe Pavanello, coinvolto in una sparatoria mortale mentre tentava di placare gli animi. Nel 1923 Cavarzere si ribella contro la spartizione del suo territorio tra le provincie di Venezia e di Rovigo. In seguito all’insurrezione popolare, una commissione si reca a Roma da Mussolini, il quale annulla il decreto già firmato, affermando: “Siete più veneziani dei veneziani”.
L’insicurezza idraulica, per secoli causa di miseria nel cavarzerano, soggetto a periodiche inondazioni dei fiumi, è la fonte di una nuova sciagura nel 1928: il Gorzone rompe un argine nei pressi di Sabbioni di Rottanova. L’intera zona sinistra è allagata, fino alla Torre delle Bebbe. L’anno seguente, il freddo intenso fa ghiacciare l’Adige al punto che a Cavarzere può essere attraversato con i carri agricoli.

Durante la seconda Guerra Mondiale Cavarzere fu quasi rasa al suolo dai bombardamenti aerei a tappeto, così da essere definita dai bollettini di guerra “la Cassino del Veneto”. Numerose sono le vittime fra la popolazione civile a cui sono da aggiungersi quanti si immolarono nella lotta partigiana. Dal 28 luglio 1944, giorno del primo bombardamento aereo avente per obiettivo il ponte ferroviario sull’Adige, al 27 aprile 1945, giorno della liberazione di Cavarzere ad opera del 21° Gruppo di Combattimento “Cremona”, il paese subì uno sconvolgimento radicale. Il 28 luglio del 1944 vengono dunque colpiti l’ospedale, la casa di riposo, la distilleria e, ovviamente, numerose abitazioni. Il 4 agosto è distrutto il ponte ferroviario, ma le incursioni aeree continuano: fino al 31 dicembre se ne contano 25, con 102 morti! La gente, terrorizzata, abbandona il paese e, nel gennaio 1945, il centro di Cavarzere è un “deserto”, come testimonia Mons. Giuseppe Scarpa nel suo prezioso diario “Il Martirio di Cavarzere”. I bombardamento ormai non si contano più: ancora la distilleria, il linificio, la fabbrica di lavorazione di ortaggi, la stazione ferroviaria, e poi ancora il centro cittadino alla destra e alla sinistra dell’Adige. Dal 23 al 27 aprile, l’ultimo obiettivo è attaccato dai bombardieri e dalle truppe alleati ed è la tragedia finale: è distrutta la Chiesa di S.Giuseppe, abbattuto il Duomo, colpito il Municipio e, infine, viene centrato dalle bombe il ponte pedonale sull’Adige.

Tutto il centro storico, orgoglio e vanto dei cavarzerani, è ora letteralmente raso al suolo. Solo il campanile ha resistito alla furia delle bombe, ma viene gravemente danneggiato dalle cannonate alleate per snidare i cecchini e dai colpi di rappresaglia dell’antiaerea tedesca. Il 27 aprile, quando il primo ufficiale della “Cremona”, il sottotenente Riccardo Bisogniero, raggiunge il muraglione che sorregge l’argine dell’Adige al centro di Cavarzere, si trovò di fronte ad uno spettacolo allucinante. Con il paese, infatti, era stata distrutta una intera colonna semovente tedesca in fuga verso il nord, per cui tra le rovine, i mezzi militari distrutti, le armi e le munizioni abbandonate,giacevano i corpi sanguinanti e brucianti dei tedeschi. I cavarzerani superstiti, che dalle campagne in cui si erano rifugiati tornavano festosi in paese, rimasero annichiliti di fronte ad un tale disastro e non poterono più riconoscere, in quei cumuli informi di macerie, i luoghi familiari creati dai sacrifici e dall’ingegno dei loro padri.
L’opera di ricostruzione, faticosissima, ebbe subito inizio e ancora una volta i cavarzerani dimostrarono, pur tra enormi difficoltà e nuovi drammi, il loro spirito di abnegazione e la loro volontà di rinascita, ma per rivedere il vecchio caro paese non restò loro che ammirare le rare cartoline rimaste. L’alluvione del 1951, la crisi dell’industria e dell’agricoltura, nuove realtà sociali del dopoguerra, favorirono il salasso migratorio. Migliaia di cittadini cavarzerani sono costretti alla fuga. Questa, per grandi linee, la storia di Cavarzere che negli ultimi decenni ha sempre più affermato la volontà di riscatto e di rinascita. Debellati per sempre miseria ed analfabetismo, quasi a sfida del suo passato, Cavarzere continua ad alimentarsi di nuova linfa vitale e democratica, espandendosi sempre di più verso la periferia. Oggi, la Cavarzere negletta e sottosviluppata, retaggio dei secoli passati, ricordo di certi film neorealistici del dopoguerra, è ormai un lontano ricordo.

 

(tratto da “Cavarzere la sua storia e la sua Chiesa” di Rolando Ferrarese)

 

 


torna all'inizio del contenuto